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giovedì 5 agosto 2010

La Torba.


Per torba, si intende il prodotto derivante dalla decomposizione anaerobica di tessuti vegetali. In presenza di ossigeno, la decomposizione dei tessuti vegetali è veloce e pressochè completa. in tal caso, si parla di humificazione.In ambienti caratterizzati da elevate precipitazioni, oppure caratterizzati dalla sommersione semipermanente, per effetto dell'elevato livello delle falde freatiche, si generano le condizioni di anossia favorevoli al processo di torbificazione. Le torbiere sono ambienti caratterizzati da grande abbondanza di acqua (acquitrino o palude) in movimento lento ed a bassa temperatura, in tale ambiente si sviluppa una vegetazione prevalentemente erbacea tipica di luoghi umidi, briofite (muschi) ma anche Gramineae (graminacae), Cyperaceae ed altre.In ambiente umido e freddo in presenza di consistenti quantità di composti tannici e di sostanze acide, l'attività dei batteri che naturalmente degradano la sostanza organica viene fortemente inibita, per di più l'ambiente limoso e con scarsa circolazione di acqua e quindi povero di ossigeno rende inospitale l'ambiente per i microrganismi. Il materiale vegetale che deriva dal ciclo biologico delle piante che vivono nella torbiera, tende quindi progressivamente ad accumularsi in strati dando origine alla torba, unitamente a resti di animali come gli insetti. In certe condizioni, prevalentemente in climi umidi e freddi in ambiente acido anche la decomposizione dei tessuti animali viene completamente inibita, conservando in modo spesso stupefacente manufatti, animali morti e resti umani. Sono celebri i cadaveri ritrovati in Europa settentrionale, vittime spesso di sacrifici umani e conosciuti col nome di "mummie di palude". Poiché il processo di formazione è favorito dalle basse temperature e condizionato dal rapporto tra precipitazioni ed evapotraspirazione, la diffusione delle torbiere è molto maggiore nelle zone settentrionali d'Europa a clima piovoso e temperato e nelle zone alpine, mentre sono progressivamente meno frequenti nelle aree più calde e pressoché assenti nelle regioni mediterranee. L'interesse geobotanico per le torbiere in queste aree è particolarmente elevato proprio perché in esse vengono ospitate specie vegetali artico-alpine al limite meridionale della loro distribuzione.

Il criterio di classificazione delle torbiere si riferisce alle modalità di formazione e alle associazioni vegetali che in esse si instaurano e ne determinano lo sviluppo.

Torbiere alte ( torbiere ombrogene o sfagneti) sono definite quelle in cui la massa organica tende a formare cuscinetti che si innalzano rispetto alla falda. Dal punto di vista idrico sono alimentate prevalentemente dalle precipitazioni meteoriche che, praticamente prive di nutrienti, determinano una situazione di carenza di nutrienti minerali (oligotrofia) alla quale si adattano solo poche specie vegetali ed in particolare gli sfagni. Questi stessi contribuiscono a rendere inospitale l'ambiente per altre specie vascolari poiché il loro particolare meccanismo di assorbimento dei sali minerali porta ad un'ulteriore acidificazione del terreno.

Torbiere basse (torbiere a tappeto o cariceti) sono quelle che mantengono invece un profilo orizzontale. L'alimentazione idrica proviene prevalentemente dal suolo, per scorrimento idrico superficiale e profondo se si sviluppano su pendii (torbiere “soligene”), per risalita della falda freatica se sono localizzate in depressioni del suolo (torbiere “topogene”). La maggiore disponibilità di nutrienti e la ridotta acidità del substrato (che in alcuni casi può risultare anche leggermente alcalino) determinano la presenza di una vegetazione più varia con dominanza di Cyperaceae (Carex spp. e Scirpus ssp.) e Gramineae e con la presenza di muschi appartenenti a generi diversi.

Torbiere di transizione vengono considerate quelle in cui sono compresenti le caratteristiche delle torbiere alte e basse con predominanza delle une o delle altre a seconda della natura prevalente degli apporti idrici, della disponibilità di nutrienti, dell'orografia del suolo e di altri fattori minori.

Le torbe impiegate generalmente nelle coltivazioni provengono dalla decomposizione di briofite appartenenti al genere Sphagnum.

La caratteristica della torba è il pH molto acido, come conseguenza del forte dilavamento dei sali solubili verificatosi negli ambienti di formazione. Costituiscono lo strato più superficiale della torbiera dove i vegetali conservano ancora intatta buona parte della propria struttura. Per queste caratteristiche la torba ha una eccezionale capacità di ritenzione idrica . Il processo di estrazione può essere effettuato mediante taglio ( a blocchi) che ne preserva la struttura e più adatto alla coltivazioni in contenitore piccolo e quello della raccolta per fresatura superficiale cui la struttura che si ottiene è particolarmente adatta per vivaismo. Le aree geografiche di provenienza della torba si identificano nei Paesi Baltici (, Lettonia) , Svezia, Finlandia, Irlanda e in pure anche se di qualità inferiore Polonia, Ucraina Lituania,Estonia, Bielorussia. Successivamente all'estrazione, avviene la selezione delle frazioni granulometriche desiderate .Il materiale viene successivamente confezionato in Big Bales a mezzo di compressione meccanica.

Le torbe vengono classificate secondo il loro grado di decomposizione utilizzandola classificazione secondo il metodo Von Post. La valutazione del grado di decomposizione,

in base a tale criterio, è fondata sull’aspetto dell’acqua fuoriuscita e sulla porzione di materiale sfuggito dalle dita in seguito alla compressione di un campione di torba inumidita e spremuta in una mano. Le classi definite da Von Post sono 10 utilizzando il prefisso H.

Le prime tre classi della scala da H1 a H3 sono considerate torbe bionde, le classi H4 e H5 sono considerate torbe brune ed infine da H6 a H10 sono considerate torbe nere.



Leonardo Lovari

martedì 25 maggio 2010

Rock Water : acqua di sorgente.



L'unico dei rimedi di Bach non costituito da un fiore si rivolge a coloro che esrimono vadrie forme di rigidità caratteriale. I soggetti Rock Water in stato negativo di distinguono per una rigidità sia fisica sia morale. Sono soggetti perfezionisti , amanti del dovere delle regole autoimposte. Hanno una incapacità di ascoltarsi interiormente che produce false certezze e ci si allontana da ciò che è realmente importante. Il tipo Rock Water disarmonico si aggrappa a qualcosa di esterno e, avendo perso la facoltà di discernene , enfatizza certe scelte per mettere ordine nella propria vita. Per questo può arrivare a uno stato di estrema tensione che produrrà molte manifestazioni di stress fisico. Rock Water è animato dal desiderio di calarsi in una dimensione spirituale, ma confondendo continuamente la "forma" con la "sostanza" si allontana sempre più da ciò che vorrebbe raggiungere. L'acqua di solarizzata aiuterà questi soggetti guiidati da forti impulsi, da una istintività potente e mal diretta a incanalare il loro entusiasmo in una visione più ampia e profonda delle situazioni , in modo che essi comprendano le loro reali necessità e si sentano più flessibili e sereni.

Potenziale armonico.
- Flessibilità.

Espressione disarmonica
- Schiavitù rispetto a regole e dogmi.

Caratteristiche esteriori.
-Non impone regole agli altri , solo a se stesso.
-Ama dare il buon esempio , così da costituire un modello per gli altri.
-Disinteresse per la vita e per i problemi altrui.
-Rigidità comportale , fissazioni: vegetariano,astemio,culturista, non fumatore.
-Negazione del piacere e dei bisogni fisici.
-Non si mette in discussione.
-Molte manifestazioni di stress fisico.

Cararatteristiche interiori.
-Amore per la disciplina.
-Tendenza a fissarsi,a irrigidirsi interiormente.
-Tendenza al perfezionismo.
-Coltiva ideali rigidi e impossibili.
-Senso di superiorità spirituale:ascetismo.
-Rinuncia a tutto ciò che è incompatibile con il proprio stile di vita.
-Eccessivo senso dei limiti.
-Spiritualità male intesa:soggetto istintivo represso, "falso monaco".

Sintesi.
-Rigidità.

Fonti: Il libro completo dei FIORI DI BACH- Fabio Nocentini- Maria Laura Peruzzi.
GIUNTI DEMETRA

mercoledì 19 maggio 2010

Biodiversità.















Nonostante il 2010 sia stato proclamato anno internazionale della biodiversità, una recente indagine Eurobarometro indica che la maggior parte dei cittadini ritiene di non essere adeguatamente informata sulla biodiversità. in particolare , secondo il sondaggio solo il 38% degli intervistati in tutti gli stati membri sostiene di conoscere cosa significa il termine biodiversità, mentre la maggior parte denuncia una mancanza di informazione a riguardo. In Italia la metà della popolazione , in base al campione non ne ha mai sentito parlare; l'altro 50% pur dichiarandosi informato, non è in grado di definire il concetto. La Commissione europea , quindi, intende correre ai ripari e ha lanciato una campagna destinata ad informare il pubblico con uno slogan accattivante ed efficace. " Siamo tutti coinvolti , una frase di sicuro impatto perchè sottolinea il ruolo di ogni individuo per contrastare il peggioramento della situazione. L'operazione ha obbiettivo di rimarcare i vantaggi della biodiversità. La perdita di diversità biologica una minaccia incombente sul pianeta e rappresenta un pericolo sia per l'ambiente sia per gli esseri umani. Negli ultimi anni il fenomeno si è accellerato e il tasso di estinzione delle specie è cresciuto diventando di 100-1000 volte più elevato della percentuale di estinzione media che si è avuta nel corso dell'evoluzione biologica planetaria. In Europa circa il 42% dei mammiferi sono a rischio insieme al 12% degli uccelli e al 45% delle farfalle e dei rettili. A livello mondiale il 60% dei servizi dell'ecosistema terrestre hanno subito un processo di degrado negli ultimi 50 anni. A Roma nell'Auditorium , dal 19 al 23 Maggio si terrà la settimana della biodiversità sponsorizzata da Bioversity International. L'evento riunirà esperti e celebrità da tutto il mondo per letture pubbliche , tavole rotonde , mostre e celebrazioni.
per info : www.bioversityinternational.org

Fonte:Agrivoltura Nuova - aprile 2010.

sabato 8 maggio 2010

Le fonti rinnovabili.



Una fonte di energia è rinnovabile quando il suo sfruttamento avviene in un tempo confrontabile con quello necessario per la sua rigenerazione. A differenza dei combustibili fossili e nucleari, destinati a esaurirsi in un tempo finito, le fonti rinnovabili possono essere considerate virtualmente inesauribili.

Il Decreto Legislativo n. 387 del 2003 definisce all’art 2 lettera a) le fonti energetiche rinnovabili o fonti rinnovabili come: le fonti energetiche rinnovabili non fossili (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas). In particolare, per biomasse si intende: la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani;

È importante considerare come le forme di energia sul nostro pianeta hanno origine dall’irraggiamento solare (ad eccezione dell'energia nucleare).
Dall’energia solare derivano: l’energia idroelettrica, che sfrutta le cadute d’acqua; l’eolica, derivante dal vento dovuto al disuniforme riscaldamento delle masse d’aria; l’energia delle biomasse è energia solare immagazzinata chimicamente, attraverso il processo della fotosintesi clorofilliana.

In Italia poco più del 16% è il consumo interno lordo di energia da fonti rinnovabili. Si colloca, infatti, nella media europea ma deriva per il 65% da fonti idroelettriche e geotermiche, per il 30% da biomasse e rifiuti e appena per il 3% da “nuove rinnovabili”, con un peso dell’eolico pari al 2,1% solare inferiore allo 0,15%.


Leonardo Lovari

sabato 1 maggio 2010

L'UE LANCIA UN SITO PER L'ENERGIA INTELLIGENTE


ECO-ENERGIA: L'UE LANCIA UN SITO PER L'ENERGIA INTELLIGENTE (ANSA) - 30 APR - Si chiama www.eurotopten.it il progetto patrocinato dal programma di Energia Intelligente-Europa (Intelligent Energy Europe, IEE) della Commissione Europea, uno strumento per il finanziamento di interventi che muovano verso un'energia piu' intelligente in Europa. Topten, una vera e propria guida all'acquisto consapevole composto da oltre 20 partner, che riunisce esperti in campo energetico, organizzazioni no profit tra cui il WWF e associazioni di consumatori, e' un progetto europeo che coinvolge 15 Paesi europei e che, sul lungo periodo, mira a far risparmiare circa 120 GWh l'anno. L'obiettivo di Topten e' fare in modo che i prodotti a basso consumo energetico siano la scelta naturale e migliore di produttori, rivenditori e consumatori. Il progetto sara' aggiornato fino al dicembre 2011 e comprende siti ''Topten'' nazionali per ciascun Paese aderente, mentre il sito www.topten.info presenta i migliori prodotti disponibili sull'intero mercato europeo. Topten assicura l'indipendenza dai produttori e dai distributori commerciali perche' si affida a etichette e dichiarazioni standard, a test neutrali e analisi realizzate da organismi indipendenti. Nuovi prodotti Topten vengono lanciati regolarmente e le informazioni presenti sul sito sono aggiornate almeno ogni 6 mesi, per aderire il piu' possibile alla realta' del mercato. Le informazioni sono quindi affidabili, trasparenti ed aggiornate. Alla voce ''Illuminazione'', Topten rappresenta una guida all'acquisto delle lampade fluorescenti con indicazioni relative a costo, marca, efficienza energetica, consumo e altri utili parametri ambientali. Soprattutto nel settore delle lampade delle lampade fluorescenti compatte (LFC), infatti, si registra un trend positivo. La durata di vita e' aumentata da 3.266 ore per le lampade nelle potenze tra 5 e 9 W a 625 ore per quelle con potenze sopra i 26W. Facendo una media di tutte le lampade LFC l'aumento di durata si aggira intorno alle 1.703 ore. E a fronte di questa migliorata performance i costi sono scesi dai 4,02 euro per le lampade da 17-21 W agli 1,05 per le lampade da 5-9W. Sempre facendo una media, di tutte le categorie di lampade, si ottiene una riduzione di costo dell'ordine di 2,41 euro.(ANSA). Y72-VI
30/04/2010 12:34

Fonte:http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/energia/20100430123435071546.html

mercoledì 21 aprile 2010

A Dubai grattacielo ad impatto energetico zero.


ECO-ENERGIA: A DUBAI GRATTACIELO AD IMPATTO ENERGETICO ZERO (ANSA) - ROMA, 15 APR - ''10 MW Tower'', questo il nome del grattacielo progettato dallo studio americano ''Studied impact'' per un quartiere di Dubai City, il primo grattacielo al mondo ad impatto energetico realmente ''zero''. 130.000 metri quadrati, distribuiti su 50 piani, con all'interno una centrale eolica e due solari in grado di produrre circa 20 milioni di kWh l'anno, pari a 10 volte l'energia annualmente consumata nell'edificio stesso, recuperando in 20 anni tutta l'energia utilizzata per la sua costruzione, considerato che il consumo di energia per la realizzazione del grattacielo, tutto compreso (materiali, strutture, costruzione, rifiniture eccetera) e' stimato in circa 360 milioni di kWh. In particolare una turbina eolica da 5 MW posta in cima all'edificio, un sistema solare a concentrazione (CSP) della potenza di 3 MW e un ''camino solare'' da 2 MW. La centrale solare Csp e' costituita da circa 1.600 eliostati posti nel lato sud dell'edificio, che riflettono la radiazione solare su un ricettore montato su un braccio aggettante sugli specchi. All'interno del ricettore sono contenuti sali fusi in grado di generare vapore a 500 C. Sulla base dei dati meteo locali, si stima che la grande pala eolica sia in grado di produrre energia per circa 1.600 ore l'anno. Mentre la centrale Csp e il camino solare dovrebbero funzionare per l'equivalente di 2.400 ore/anno a piena potenza. (ANSA). Y72

Fonte:http://www.ansa.it/ecoenergia/notizie/rubriche/eolico/20100415192235063156.html

domenica 11 aprile 2010

Piante esotiche sulle Alpi.


Cambiamento climatico,strade , ferovie e turismo. Sono queste le principali cause che hanno ali portato ben mille specie vegetali aliene sempre più in alto, sino alle cime innevate del pianeta. Numerose piante esotiche , infatti , si sono già insediate su quote altissime , accampandosi ai piedi delle altre specie vegetali tipicamente di montagna che, per millenni , hanno caratterizzato gli angoli estremi delle Alpi e dell'Appennino e che ora , invece , sono sempre più ristrette nelle loro nicchie. Ovviamente , il responso dello studio emerso dalla collaborazione internazionale tra botanici ed ecologi specialisti dei rilievi montuosi, mette seriamente a rischio la biodiversità montana ed importanti ecosistemi esiistenti. Questa strana migrazione dalle Alpi alle isole delle Canarie , passando per le Montagne Rocciose , le catene andine e le isole del Pacifico, sta compromettendo il futuro delle piante di montagna (Androsace alpina e Ranuncolo delle nevi in primis), strette tra due fuochi , costrette a vivere in un ecosistema sempre più ristretto e , dunque , alla ricerca di altitudini maggiori dove poter trovare temperature consone al loro matenimento. Nelle nostre Alpi , ad esempio , dal 1959 ad oggi , le specie alpine si sono arrampicate al ritmo di 24 metri per decade verso quote più elevate , lasciando quindi posto a piante di media montagna.


Fonti: Agricoltura Nuova- Febbraio 2010- n.2

lunedì 1 febbraio 2010

I terremoti.


I terremoti, detti anche scosse telluriche o sismi, sono movimenti improvvisi della crosta terrestre causati dalla liberazione di energia in un punto interno detto ipocentro.

Da qui, una serie di onde sismiche si propagano in ogni direzione, il luogo superficie terrestre posto in verticale dall’ipocentro, si chiama epicentro ed è quello più colpito dal fenomeno.

La superficie terrestre è perennemente in movimento grazie al fenomeno della tettonica a zolle e i terremoti si verificano quando la tensione risultante eccede la capacità del materiale roccioso di sopportarla.

Ogni giorno sulla Terra si verificano migliaia di terremoti, ma solo pochi possono essere percepiti dalla popolazione e la maggior parte di essi causano pochi o nessun danno.


Oliver Mongelluzzo.

Articolo completo su :

http://www.altranatura.it/?p=645

mercoledì 27 gennaio 2010

Carryng Capacity e Impronta Ecologica.







L’Ecologia umana può considerarsi come lo studio del ruolo sia dell’Uomo sulla natura sia della natura sull’Uomo; il suo interesse è rivolto a tutti quei processi attraverso i quali le popolazioni umane si adattano ai cambiamenti ambientali mediante l’eredità biologica e culturale. Essa valuta cioè l’importanza di tutti i processi che sono presenti e che agiscono sui singoli insediamenti umani considerati nella loro globalità. L’oggetto preminente di questo studio è dunque l’identificazione dei bisogni delle singole comunità umane e il modo con cui questi sono stati soddisfatti nel passato o lo sono nel presente e lo saranno nel futuro, in qualsiasi ambiente e località abitata dall’Uomo.


Marcello Andriola. Articolo completo su:

http://www.altranatura.it/?p=629

lunedì 25 gennaio 2010

Ecologia e Fisica.


Premesse

Agli inizi della scienza moderna, circa tre secoli fa, la fisica nacque sostanzialmente come meccanica, soprattutto per opera di Newton. Il pensiero corrente della cultura occidentale è ancora oggi in gran parte ancorato alla visione del mondo che consegue dall’opera di Newton, sia per quanto riguarda i concetti di spazio e di tempo, sia perchè viene attribuita a gran parte dei fenomeni una natura essenzialmente meccanica. Inoltre, alla base della scienza “ufficiale” sta il dogma che il mondo materiale è effettivamente ed oggettivamente esistente, in modo del tutto indipendente dal mondo mentale-spirituale: la scienza di Newton ha cioè come premessa scontata l’accettazione acritica del dualismo cartesiano.

In altre parole, la scienza è nata assumendo come premessa ovvia - quindi senza alcuna garanzia dal punto di vista del metodo scientifico – una particolare visione filosofica, che avrebbe dovuto essere considerata al massimo come un’ ipotesi di lavoro: invece è stata forzatamente mantenuta fino ai giorni nostri.Infatti la scienza – nella sua versione ufficiale – resta legata ancora oggi alla visione cartesiana-newtoniana da cui è nata. Tutto l’universo, compresa la natura vivente sulla Terra, è assimilabile a una gigantesca macchina smontabile e ricomponibile: come conseguenza, la natura è priva di ogni rilevanza morale. L’uomo non ne fa parte, ma è qualcosa di superiore. Così è nata l’aggressione alla Natura, e quindi il problema ecologico.

E’ stato detto che la metafisica di un’epoca deriva dalla fisica dell’epoca precedente: in effetti oggi è vigente una visione del mondo meccanicista e materialista, che consegue dalla fisica dell’Ottocento e non dalle idee d’avanguardia nate nel secolo Ventesimo. La scienza stessa oppone fortissime resistenze ad ogni modifica di paradigma, cioè del quadro generale in cui vengono interpretati tutti i fenomeni.

Articolo completo su :



www.altranatura.it



Guido Dalla Casa, autore del libro Ecologia Profonda

(articolo pubblicato sul numero di maggio 2004 della Rivista ALDAI)


mercoledì 20 gennaio 2010

Sectio Aurea.


In natura diversi tipi di conchiglie (ad esempio quella del Nautilus) hanno una forma a spirale fatta secondo i numeri di Fibonacci. In botanica, la disposizione a frattali degli elementi che compongono le foglie degli alberi, seguono un diagramma logaritmico analogo ai suoni emessi da un monocorda. Nell’arte figurativa e nell’architettura i concetti di Harmonia e delle sue leggi numeriche hanno governato fin dalle civiltà arcaiche sia attraverso la Sezione aurea. sia attraverso i processi di concrescimento di tipo spiralico, meglio conosciuti come serie di Fibonacci.

Ma partiamo dalle origini. Dalla matematica. La sezione aurea, nell’ambito dell’arte e della matematica, così come negli esempi appena citati indica il rapporto fra due grandezze disuguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due. Più che definizioni vacue siamo interessati in prima analisi al numero aureo e successivamente alla relazione con la serie di Fibonacci che tanto ritroviamo in natura in moltissime salse.

Stefano Calleri


Per l'intero articolo visibile su:

www.altranatura.it

venerdì 8 gennaio 2010

Il Cambiamento Climatico e gli effetti sui mari.











Gli oceani e ciò che contiene verranno inevitabilmente sottoposti ai cambiamenti delle temperature globali.

Secondo gli scenziati il surriscaldamento globale causerà un innalzamento della temperatura delle acque e del livello del mare.

L’acqua negli oceani è sempre in movimento grazie alle maree, al moto ondoso e alle correnti che sospingono le acque polari verso l’equatore e quelle sudtropicali verso i poli (fenomeno della circolazione termoalina).

La circolazione termoalina è attivato dalle differenze di temperature e di salinità dei mari e una sua componente è il mare del Golfo, che trasmette all’Europa il suo clima mite.

Queste grandi correnti, oltre a causare ciò scritto in precendenza incrementano la capacità degli oceani di assorbire anidride carbonica.

Gli studi più recenti evidenziano un rallentamento della circolazione termoalina tra la Groenlandia e la Scozia.

Nonostante queste correnti hanno funzionato in modo egregio per migliaia di anni, un’analisi dei campioni di ghiaccio estratti sia dal polo Nord che al polo Sud mostrano che in realtà le cose non siano sempre andate in questo modo.

Tutto lascia pensare che, in un passato maggiormente remoto, ci siano state alterazioni della circolazione termoalina, abbinate a repentini e radicali cambiamenti del clima.

La diminuzione del livello di salinità degli oceani, dovuta sia allo scioglimento dei ghiacciai che all'aumento delle precipitazioni, potrebbe alterare le grandi correnti transoceaniche, con disastrose conseguenze sul clima e sull'agricoltura Europea e con impatti su tutti i mari e sulle temperature mondiali.

Nei prossimi cento anni si prevede un aumento del livello medio del mare tra i 9 e gli 88 centimetri, a causa delle immissioni in atmosfera di gas serra. Questo innalzamento dipenderà dal progressivo scioglimento dei ghiacciai e dalla naturale espansione degli oceani, dovuta al fatto che l'acqua aumenta di volume quando aumenta di temperatura. Per quanto possa sembrare ininfluente, anche un innalzamento di pochi centimetri provocherebbe il caos: inondazioni nelle zone costiere, contaminazione delle falde acquifere potabili, aumento del grado di salinità degli estuari sono solo alcuni degli elementi di questo scenario allarmante. Molte delle città sulla costa avrebbero problemi. Risorse essenziali per le popolazioni costiere, come le spiagge, l'acqua potabile, la pesca, la barriera corallina e gli atolli sarebbero a rischio.


Oliver Mongelluzzo


www.altranatura.it

martedì 5 gennaio 2010

Clima: disegnata la mappa dei cambiamenti.


Ansa.it: 24 Dicembre 2009
Clima, disegnata mappa dei cambiamenti

In molte regioni sono rapidissimi, i luoghi temperati diventano deserti



Disegnata la mappa dei cambiamenti climatici

ROMA - Disegnata la mappa geografica dei cambiamenti climatici, con tanto di velocità a cui essi avvengono in ogni regione, ovvero quanto velocemente una regione con un certo clima acquisisce un nuovo 'status climatico' per colpa del riscaldamento del pianeta.

Mentre il clima corre e i luoghi temperati diventano 'deserti', sale il pericolo estinzione per molte piante e animali che non trovano più nel proprio habitat una 'casa climaticamente accogliente'. Secondo quanto riferito sulla rivista Nature, le zone climatiche si stanno spostando veloci per via del riscaldamento globale, in media al ritmo di 400 metri fino a un chilometro l'anno, lasciandosi dietro la morte di molte specie animali e vegetali che non ce la fanno a stare al passo con i cambiamenti del clima nel loro habitat naturale e, se non riescono a migrare in nuove zone climaticamente accoglienti, sono destinate a soccombere.

La mappa delle velocità dei cambiamenti climatici è il frutto di un lavoro multicentrico che ha coinvolto, tra gli altri, ricercatori dell' università di Berkeley e The Carnegie Institution. Diretta da Healy Hamilton e basata su stime con diversi modelli climatici e di emissioni di CO2, la ricerca mostra che lo spostamento delle fasce climatiche è più rapido nel deserto e nelle zone pianeggianti che non in quelle montagnose.

La velocità del cambiamento climatico è nei deserti 0,71 chilometri l'anno, nelle mangrovie tropicali 0,95 chilometri per anno, nelle praterie e nella savana addirittura 1,26 chilometri per anno. A rischio per questi rapidi spostamenti climatici sono anche molte aree protette del Mediterraneo in cui il clima cambia troppo velocemente per consentire a piante e animali locali di adattarsi o di fuggire alla ricerca di una nuova casa. Circa un terzo degli habitat studiati, inoltre, sta cambiando clima a una velocità talmente elevata che anche la pianta più adattabile non può farcela; inoltre spesso la mano dell'uomo, che ha modificato gli habitat naturali, ha eliminato ogni via di fuga per molte specie, per cui di fatto quando il clima a 'casa' cambierà, vari animali non sapranno dove andare a cercar riparo. Il rischio estinzione, in queste condizioni, è enorme.



Fonte:http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2009/12/23/visualizza_new.html_1648979061.html

domenica 3 gennaio 2010

La desertificazione.








La Desertificazione

La desertificazione è il fenomeno di degradazione del suolo provocato da numerosi fattori, quali variazioni climatiche e attività umane.

Essa ha spesso origine dallo sfruttamento intensivo della popolazione che si stabilisce in un territorio per coltivarlo o per necessità industriali di utilizzo per il pascolo.

La comunità internazionale ha da molto riconosciuto la desertificazione quali uno dei maggiori problemi economici, ambientali e sociali nei vari paesi del mondo.

Questo fenomeno infatti riduce vistosamente la fertilità dei suoli e, di conseguenza, la capacità di un ecosistema di produrre servizi.

Il concetto di desertificazione si è progressivamente evoluto nel corso degli anni nel tentativo di definire una teoria che, seppur caratterizzato da cause locali, sta sempre più assumendo le caratteristiche di un problema globale.

Le cause che maggiormente aiutano al processo di desertificazione sono molte e comprendono, oltre alle attività di deforestazione, sovrapascolo, cattive pratiche di irrigazione e, più genericamente pratiche di uso del suolo non sostenibili, anche alcuni complessi meccanismi relativi al commercio internazionale.

La desertificazione è presente particolarmente nelle zone dell’Africa confinanti col Sahara e i deserti in Arabia e della zona mediorientale.

Altre zone in rischio di desertificazione sono la parte occidentale dell’America del Nord e quella del Sud.

Ultimamente anche il deserto australiano è in notevole espansione.

Nel nostro paese le zone con maggior rischio sono Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna e alcune parti della Basilicata.

I processi di desertificazione sono estremamente diffusi nel mondo tanto che ogni anno circa 6 milioni di ettari hanno un processo irreversibile di desertificazione, le aree a rischio sono state valutate attorno al 35% dell'intera superficie essenziale per poter svolgere determinate attività.



Oliver Mongelluzzo- Subito Verde



www.altranatura.it